Once Upon a Time... (Anfimissi's Privated Forum)

Capitolo 1, Marian?
view post Posted on 1/9/2008, 18:03Quote
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"So, are you coming or going? Or coming and then going?
Or coming and staying?"
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LORD OF OUTLAWS










CAPITOLO 1 – MARIAN?



Inghilterra, Foresta di Sherwood.
“Robin?” – Nascosta dietro al tronco di un albero, la voce di Djaq era più che altro un sussurro. Accanto a lei, Little John e Will osservavano in silenzio la carrozza che procedeva lentamente, sul sentiero sottostante.
“Niente scorta, finimenti da quattro soldi” – osservò Will, assottigliando lo sguardo – “E’ già tanto che quell’affare stia ancora insieme, le ruote davanti sono a un passo dal cedere”
“Davvero? E come lo sai?”
Davanti a quella domanda, gli altri levarono gli occhi al cielo. Much tendeva costantemente a dimenticare che, se c’era uno che sapeva il fatto suo, quello era proprio Will Scarlett.
“Il legno” – spiegò quest’ultimo – “E’ marcio. Guarda i raggi delle ruote, non reggeranno ancora per molto”
“Lo sapevo!” – esclamò ad alta voce Much, fingendo di aver semplicemente cercato conferma a una sua teoria.
“Ssh...” – L’indice premuto sulle labbra, Robin gli indirizzò un’occhiata esplicita, prima di riabbassare lo sguardo sul carro che avanzava lento, una trentina di metri sotto di loro.
Avendo percepito un vago rumore, l’uomo seduto a cassetta drizzò le spalle, guardandosi poi attorno.
Un cappello a tesa larga celava gran parte del suo volto, le mani callose stringevano le redini con più forza di prima. Sollevò la testa, seguendo il profilo dei tronchi maestosi e fitti che si susseguivano in tutte le direzioni a perdita d’occhio, e lasciò scivolare le iridi scure ancora più in alto, ad incrontrare un ritaglio di cielo azzurro strizzato tra le chiome rigogliose.
“Thomas!” – sussultò a bassa voce Little John, riconoscendolo.
La fronte corrugata, Robin abbassò l’arco, allentando la presa - “Chi è?”
“Siamo cresciuti insieme. Viveva a Clun, suo padre era il mugnaio del villaggio” – spiegò, la mente che scivolava tra i ricordi del passato – “Quando suo padre è morto, ha ceduto l’attività e con il ricavato ha comprato carrozza, cavalli e finimenti. In cambio di denaro accompagna i forestieri attraverso la contea”
“Non sembra che gli affari gli vadano molto bene” – commentò Djaq, accennando allo stato malconcio della carrozza.
“No” – convenne John.
“Ottimo” – se ne uscì Much, attirando su di sè gli sguardi perplessi degli altri – “Voglio dire, noi rubiamo ai ricchi per dare ai poveri, giusto? Questo qui è già povero di suo, quindi non ha nulla che valga la pena di essere rubato” – rettificò, prima di lanciare un’occhiata al cielo, dove il sole spiccava alto – “E poi è ora di pranzo...”
“Un altro pollo che sa di scoiattolo?” – lo prese in giro Will.
“Non era uno scoiattolo” – precisò risentito – “Quante volte ve lo devo ripetere?”
Tutti scoppiarono a ridere sommessamente. Tutti tranne Robin.
L’arco in posizione verticale, con l’estremita inferiore appoggiata per terra, Robin carezzava distrattamente la curvatura superiore con il mento, le iridi cristalline ancora fisse sulla carrozza.
“Padrone?”
Lui non rispose, l’espressione tesa e concentrata.
“Padrone?” – ripetè Much, prima di osservarlo meglio – “Conosco quello sguardo. E non mi piace per niente. Non vorrete per caso...”
“Stavo pensando” – lo interruppe Robin, confermando i suoi timori – “Quale viaggiatore costretto ad accontentarsi di un tale mezzo porterebbe con sè un baule come quello?”
Quattro paia d’occhi rotearono verso la carrozza, focalizzandosi sui bagagli assicurati in cima a questa. E lì, sotto le corde sfilacciate e tese, accanto a un paio di bisacce logore e un sacco di farina che aveva visto tempi migliori, un grosso baule occupava buona parte del restante spazio.
“Un uomo avaro?” – tirò a indovinare Much.
Robin si strinse nelle spalle, gli occhi che brillavano di anticipazione – “O forse qualcuno a cui fa comodo lasciar credere di essere povero...”
“Un uomo dello sceriffo? Uno dei Cavalieri Neri?” – domandò John.
“Può darsi” – convenne.
Much li guardò con la fronte corrucciata, senza capire – “Se fosse uno di loro avrebbe come minimo una dozzina di guardie dello sceriffo a fargli da scorta. E di sicuro non viaggerebbe su quel...quel...” – annaspò, alla ricerca di un aggettivo che descrivesse lo stato pietoso della carrozza.
“Ma noi rubiamo ai ricchi per dare ai poveri” – gli ricordò Robin, ripetendo di proposito quanto lui aveva detto poco prima.
Djaq e Will si scambiarono un’occhiata divertita davanti all’espressione totalmente confusa di Much. Dopo qualche attimo, lo sguardo del biondo si illuminò, realizzando il vero significato di quelle parole. Uno sguardo che passò ben presto dallo stupore all’indignazione – “Sta’ cercando di imbrogliarci!”
Gli altri scoppiarono nuovamente a ridere. Battendo una mano sulla spalla di Much, Robin fece un cenno col capo al resto del gruppo – “Forza, andiamo!”




Inghilterra, Foresta di Sherwood.
Come previsto, alla vista delle cinque figure che sembravano essere sbucate dal nulla, i cavalli s’imbizzarrirono.
Arco alla mano e sorriso sghembo sulle labbra, Robin si fece avanti – “Una donazione, e avrete la nostra benedizione”
Thomas tirò ulteriormente le redini, cercando di calmare i cavalli. La carrozza era ormai ferma e il conducente osservava i fuorilegge con gli occhi sgranati dalla preoccupazione.
“Vi prego, non ho che questa vecchia carrozza e qualche scellino” – affermò con un filo di voce – “Non ho abbastanza nemmeno per sfamare la mia famiglia. Abbiate pietà, non...John!” – esclamò, riconoscendo l’uomo alto e dai capelli ormai lunghi che si avvicinava.
“Thomas” – Little John gli si fece incontro mentre questo scendeva a terra. Il fuorilegge lo avvolse in un breve ma significativo abbraccio – “Vecchio amico”
L’uomo sorrise – “Raramente vengo in questa parte della Contea, ora abito al villaggio di Plumtree, ad ovest” – affermò – “Mi avevano detto che eri diventato un fuorilegge. E che ora stai dalla parte di Rob...”
S’interruppe di colpo, assimilando solo in quel momento il significato delle proprie parole. Si voltò lentamente, lasciando scivolare lo sguardo sugli altri quattro. I suoi occhi incontrarono prima il volto di un ragazzo, alto e magro, due baffetti ispidi e appena accennati. Quindi una donna, dai tratti saraceni. Poi l’uomo con lo sguardo buffo, un berretto in testa.
E infine lui.
Un giovane uomo dallo sguardo che tradiva un’incredibile sicurezza.
Teneva un lungo arco tra le mani, una decina di frecce si intravvedevano dietro la sua spalla destra.
Robin Hood.
“Voi...voi siete...” – balbettò, incredulo di avere davanti a sè l’uomo che aveva ridato all’Inghilterra una speranza. L’eroe che combatteva per tutti loro, in quei tempi in cui i malvagi bramavano il potere ad ogni costo, incuranti della miseria e del dolore che disseminavano ovunque.
“E tu non sei il nostro donatore” – Il tono amichevole e rassicurante, Robin indicò con lo sguardo il baule ancorato sul tetto della carrozza – “Ma qualcuno dei tuoi passeggeri potrebbe privarsi di qualcosa, per una giusta causa”
Thomas si strinse nelle spalle – “Soltanto due persone. Un uomo diretto al Castello, e una giovane ragazza che...”
“Amici miei, che ne dite di fare le presentazioni?” – Bastò un cenno del capo e Will, John, Much e Djaq si fecero avanti, avvicinandosi alla carrozza ancora chiusa – “Non sia mai che si dica che i fuorilegge della forsta di Sherwood non sanno cos’è l’educazione” – concluse Robin, sorridendo di buonumore.
L’attimo dopo lo sportello dell’abitacolo si aprì. Un uomo avvolto in un mantello nero scostò la tenda con impazienza, quindi scese a terra, un’espressione indicibilmene contrariata dipinta sul volto.
“Perchè diavolo vi siete fermato?” – sbraitò all’indirizzo del conducente.
Solo in un secondo tempo si accorse che non erano soli.
“Stavamo giusto per fare la vostra conoscenza” – affermò Robin, le dita che giocherellavano con la corda dell’arco – “E quella del vostro baule. Il suo contenuto sfamerà molte famiglie fino al prossimo inverno”
“Non oserete...” - Invece di impallidire, l’uomo sembrò adirarsi ancora di più – “Lo Sceriffo vi farà impiccare, quando lo verrà a sapere!”
Un movimento fulmineo, così veloce da dubitare che ci fosse realmente stato, e una freccia era puntata dritta al cuore dello sconosciuto, l’estremità posteriore stretta tra le dita dell’arciere che era stato a capo della Guardia Reale.
“Portate i miei saluti allo Sceriffo” – replicò Robin, tenendolo sotto tiro, mentre gli altri scioglievano le corde che imprigionavano il baule e si impossessavano di quest’ultimo – “Riferitegli che Robin Hood ha apprezzato molto la sua generosità. E che i poveri gliene saranno grati.” – concluse ironicamente.
“Voi!” – sibilò l’uomo, comprendendo l’identità di quello che aveva creduto un comune fuorilegge.
Con un paio di colpi ben assestati, il bastone di Little John mise fuori uso il lucchetto che serrava il pesante forziere. Djaq sollevò il coperchio, rivelando una quantità incredibile di gioielli e monete d’oro – “Robin, guarda!”
“Will, John. Portatelo via” – ordinò, prima di riportare l’attenzione sull’uomo dello Sceriffo – “Vi consiglio di incamminarvi, se volete arrivare al castello prima che faccia buio”
L’altro strabuzzò gli occhi, credendo di aver capito male – “Il mio cavallo”
Una richiesta che voleva però suonare come un’imposizione.
Robin scosse la testa, ancora più divertito di prima, se possibile – “Una bella passeggiata vi rinfrescherà le idee” – e con un movimento delle iridi chiare gli indusse di andaresene.
Nero di rabbia, quello obbedì.
I denti stretti a fermare imprecazioni che in quel momento poteva solo sibilare nella sua mente, si allontanò lungo il sentiero.
“Fermi” – Richiamando Will e John, Robin si avvicinò al forziere. Prese un sacchetto di monete d’oro, quindi fece cenno loro di proseguire. Si voltò verso Thomas – “Questo è per te. Potrai comprare cibo a sufficienza per la tua famiglia, e scarpe nuove per i tuoi figli”
L’uomo prese il denaro con mani tremanti e gli occhi un poco lucidi – “Che Dio vi benedica, Robin Hood”
“Padrone, possiamo andare ora?” – s’inserì Much, come sempre più interessato ai bisogni del proprio stomaco che a quelli dell’altra gente – “Mi sembra quasi di sentire odore di stufato. Voi no?”
Gli altri scossero la testa, esasperati, ma ormai abituati a quelle uscite.
“Ho capito, Much” – ridacchiò Robin, prima di avvicinarsi nuovamente alla carrozza – “Ma prima c’è ancora qualcosa che voglio vedere...e ho il sensato sospetto che potremmo aggiungere qualche gioiello alla nostra...donazione di oggi”
Scostò appena la pesante tenda che celava l’ingresso dell’abitacolo, scorgendo il profilo di una figura che si rannicchiava in fondo al sedile, nell’angolo più buio. Un fugace bagliore all’anulare destro fece capire a Robin di non essersi sbagliato.
Probabilmente la ragazza era l’accompagnatrice dell’uomo diretto al castello.
“Milady, una donna bella come voi non ha bisogno di tali...ornamenti” – soffiò galante, allungando la mano per farsi consegnare l’anello.
“Che io sia bella o meno, voi non lo potete sapere. E dovrete tagliarmi il dito, prima di riuscire a mettere le vostre mani su questo anello” – sibilò la giovane figura, avvolta nell’ombra – “E’ l’unico ricordo che ho di mia madre. Quanto ai soldi, con gli ultimi scellini che avevo mi sono pagata il viaggio attraverso la foresta”
Robin si stupì di quel temperamento così schietto e vivace.
O forse, a colpirlo, era stata la sua voce.
Non la conosceva – ne era più che sicuro - ma possedeva una nota vagamente familiare.
“Avete intenzione di nascondervi in quell’antro buio ancora per molto?” – la punzecchiò invece.
“Mi è sembrata una così cara ragazza, e dice il vero quando sostiene che non possiede altri soldi oltre quelli che mi ha pagato per il viaggio. Ho visto io stesso il suo borsellino vuoto. Forse è solo spaventata” – cercò di difenderla Thomas, avvicinandosi a Robin per poi volgere lo sguardo verso l’interno della carrozza – “Non abbiate paura, signorina. Solo gli animi corrotti e crudeli devono temere i dardi di Robin Hood”
“Robin Hood?” - La voce della ragazza divenne stridula fin quasi a strozzarsi, mentre pronunciava quel nome – “Avete detto Robin Hood?”
“Si, signorina. Vi stavo appunto dicendo che...” – provò a spiegarle Thomas, ma lei non lo lasciò parlare.
Si fece avanti di colpo, sbucando dal cono d’ombra nel quale si era rifugiata con tale impeto da rischiare di cadere a terra.
Gli occhi brillanti, di un verde smeraldo incredibilmente intenso, puntati dritti sul giovane uomo che solo un attimo prima era stata tentata di mandare al diavolo.
“Voi” – soffiò stupita – “Voi siete Robin Hood?”
Robin aprì la bocca, ma nessun suono fuoriuscì dalle sue labbra.
Era paralizzato. Immobilizzato dallo stupore.
Ciò che aveva davanti agli occhi non poteva essere vero.
Era lei.
E al tempo stesso non lo era.
Sembrava fosse uscita da un vecchio ricordo, i lineamenti non ancora maturi che possedeva quando lui ancora non era partito per la Terra Santa.
Gli occhi erano del colore sbagliato, e i capelli troppo scuri. Neri, con dei riflessi quasi bluastri a ricordare l’ala di un corvo.
Spiazzato, arretrò di un passo.
E, pallido come un cencio, tutto ciò che riuscì a pronunciare fu uno sbigottito – “Marian?!?

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