Once Upon a Time... (Anfimissi's Privated Forum)

Capitolo 2
view post Posted on 9/12/2008, 23:17Quote
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"So, are you coming or going? Or coming and then going?
Or coming and staying?"
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CAPITOLO 2




“Merlino...Ma che diavolo hai combinato?”
Scorpius è ancora fermo sulla soglia, non accenna a muovere nemmeno un passo in avanti. Lo osservo mentre si tappa il naso con le dita, gli occhi fissi sul calderone arrugginito da cui trasborda una sostanza giallognola e maleodorante.
Per tutta risposta io mi stringo nelle spalle. Non esiste spiegazione al mondo capace di rendere questa visione meno orrida.
“Chiudi la porta” – gli dico invece.
Lui mi guarda come se fossi improvvisamente impazzita - “Come no, così soffochiamo entrambi...”
“Socchiudila, almeno” – replico sbuffando. Saremo anche in cima alla torre di Corvonero, in una minuscola soffitta in cui nessuno mette più piede da un’eternità...ma è anche vero che Gazza te lo ritrovi sempre tra i piedi quano meno te lo aspetti.
Mi ci manca solo un altro richiamo in condotta. Poi chi lo dice a mia madre?
Avvicina l’uscio, lasciando solo un piccolo spiraglio aperto.
“Non so perchè non me ne torno a letto” – lo sento borbottare, mentre mi raggiunge davanti al calderone.
Per un paio di minuti ci limitiamo a fissare in silenzio quell’inquietante massa melmosa che sobbolle lentamente. La superficie è così densa che le bolle faticano a riaffiorare, deformità tondeggianti che scoppiano con un suono sordo, liberando nell’aria un’essenza nauseabonda.
Fa proprio schifo.
Sollevo lo sguardo sul volto di Scorpius. Non mi serve essere una legilimens per capire che anche lui sta pensando la stessa identica cosa.
“In cosa consiste il compito?”
“Dobbiamo preparare la Pozione Soporifera seguendo gli appunti che abbiamo preso a lezione” – affermo indicando la pergamena scarabbocchiata distesa sul tavolo accanto.
Lui mi guarda per un attimo, stranito – “Pozione Soporifera?” - ripete. Quindi scoppia a ridere e scuote la testa – “Rose, sono sicuro che questa roba stenderebbe chiunque...in eterno”.
Non gli rispondo, la mente occupata da altri pensieri. Rimango in silenzio per una manciata di secondi mentre mi mordo il labbro inferiore, incerta, perchè so che quello che sto per dirgli non gli piacerà affatto – “La consegna è per domattina”
Tecnicamente dovrei dire “stamattina”, dato che la mezzanotte è già passata da un bel pezzo. Ma suonerebbe male, troppo male.
Lo vedo abbassare lo sguardo sul mio tentativo disastroso. Non dice niente, non si muove.
Per un attimo arrivo a temere che i fumi sprigionati da quest’inguardabile intruglio gli abbiano annebbiato il cervello.
“Scorpius?” – lo chiamo, perplessa.
Finalmente si volta verso di me, le labbra piegate in uno strano sorriso.
Solleva il braccio lentamente, e il mio sguardo scivola sul polsino slacciato della sua camicia bianca.
Il sorriso è ancora lì, mentre mi scompiglia i capelli con una mano.
“ ‘Notte, Rose...” – dice tranquillo.
E io rimango così, impalata come una stupida, mentre lui mi oltrepassa e si dirige verso la porta.
Stento quasi a crederci. Mi sta davvero piantando in asso?
Tempo due secondi e sento il sangue ribollirmi nelle vene.
Lo raggiungo all’istante, strattonandolo per una manica. Poi, non contenta, mi piazzo davanti lui, bloccandogli la strada.
“Non puoi!” – insorgo, fulminandolo con lo sguardo. La mia voce ha un tono così alto che come minimo avrò svegliato l’intera torre di Corvonero. Ma ora come ora non m’importa...
Se prendo un’ insufficienza in Pozioni, sono morta comunque.
Un bagliore ironico attraversa le sue iridi chiare.
Non posso? - Riesco a leggervi dentro.
“Devo riuscire a finirla entro l’alba” – ribadisco per la seconda volta.
Lui fa per aggirarmi, io mi sposto di lato in risposta, bloccandolo ancora.
Solleva gli occhi al cielo. Sbuffa infastidito prima di afferrarmi per le spalle con entrambe le mani.
Lo so, non ho modo di trattenerlo qui. Fisicamente è di certo più forte di me.
Può spostarmi senza problemi, ma la sua presa su di me è leggera.
Sento le sue dita circondare con delicatezza i miei avambracci, e percepisco il suo calore attraverso il maglione sottile.
Ha sempre avuto le mani molto calde. Cosa che può apparire strana, considerato che questo è il settimo anno che passa giù nei sotterranei, e che il suo fenotipo albino porta a far pensare l’esatto contrario.
Io invece ho le mani costantemente gelide, in particolar modo le dita. Quando andiamo in gita ad Hogsmeade mi infilo sempre due paia di guanti. Due, non uno.
E se capita che me li dimentico, allora mi affianco a Scorpius e intreccio le dita con le sue, rabbrividendo perchè a contatto con la mia pelle gelida sembrano ancora più bollenti.
Lui me lo lascia fare, non mi ha mai detto di no una volta. Resta in silenzio e continua a scrutare la vetrina di articoli sportivi, quasi fosse la cosa più naturale di questo mondo.
E per noi lo è.
Quanto agli altri, che pensino pure quello che vogliono. E’ un gesto spesso frainteso, accompagnato da bisbigli e petteggolezzi, occhiate di puro livore o semplice curiosità.
A me non interessa. E nemmeno a lui.
“Allora dimmi” – la sua voce vellutata mi distrae dai miei pensieri – “Quand'è che Piton vi ha assegnato questo compito?”
Giurerei che conosce già la risposta – “Due settimane fa.”
“Sei incredibile, Rose” – scuote la testa, allibito.
“Stavolta mi sono impegnata davvero per prendere un bel voto” – sostengo caparbiamente.
Le sue sopracciglia sono incurvate in una piega canzonatoria – “E come? Riducendoti all’ultimo giorno?”
Sbuffo infastidita, allontanando le sue mani con un gesto stizzito. Non lo sopporto quando fa così.
“Almeno ci ho provato, no?” – ribatto ostinata, prima di puntare l’indice verso il calderone – “Ma evidentemente qualcosa deve essere andato storto...Non sarei venuta a cercarti nel cuore della notte, altrimenti. Ti pare?"
"Qualcosa è andato storto?" - mi fa il verso lui, quasi ridendo, mentre entrambi ci ritroviamo a fissare quella poltiglia giallastra per l'ennesima volta - "Siamo onesti, Rose... Quello è un disastro senza precedenti"
"Chiamalo come vuoi" - taglio corto io - "Basta che mi tiri fuori da questo casino"
Un'espressione pensosa si fa lentamente strada sul suo viso. Le braccia conserte, mi guarda senza vedermi. Dopo un attimo che mi pare eterno, annuisce.
"Ti darò una mano a preparare la Pozione Soporifera" - A queste parole trattengo a fatica un sorriso esultante, ma quanto aggiunge subito dopo mi fa rabbrividire dall'orrore - "Se me lo chiedi per favore"
“Che cosa?!?”
La mia voce suona stridula, mentre cerco inutilmente di dare un senso alle sue parole.
Lui non si scompone di un millimetro – “Mi hai sentito”
Incrocio il suo sguardo, e finalmente comprendo. Sento un rossore salirmi alle guance, ma l’imbarazzo c’entra ben poco. Sto letteralmente fumando di rabbia.
E’ una provocazione in piena regola, la sua. La luce divertita che gli brilla negli occhi ne è la conferma.
Non capisco perchè lo sta facendo, non ha alcun senso. Ma – che Merlino lo fulmini – sta volutamente facendo leva sul mio unico punto debole.
Sul nostro punto debole.
Noi non ci raccontiamo balle. Noi non ci chiediamo scusa, noi ci feriamo in silenzio.
Le sue labbra non hanno mai pronunciato la parola “grazie” in mia presenza, e io preferirei di gran lunga tagliarmi la lingua piuttosto che sentir dire “per favore” dalla mia stessa voce.
“Allora?” – incalza lui, perfettamente rilassato.
Io sono un groviglio di tensione.
Lancio un’occhiata all’orologio, poi al calderone, e di nuovo all’orologio. Infine chiudo gli occhi.
Riesco a vedere il volto di Piton, e la smorfia compiaciuta che gli distorce le labbra mentre annota sul registro il mio voto: Troll. Il giudizio più basso che un professore può attribuire.
Scaccio dalla mente quell’immagine, e un nuovo volto prende il posto del mio insegnante di Pozioni.
Boccoli castani ad incorniciare un viso sul quale spiccano due occhi dorati, ardenti di rabbia e delusione.
Hermione Jane Granger, mia madre.
Devo avere quella stramaledetta Pozione per domattina. Costi quel che costi.
Le palpebre ancora serrate, articolo le labbra in un suono muto.
E’ come se l’aria si rifiutasse categoricamente di lasciare i miei polmoni.
Provo una seconda volta, e di nuovo non ottengo alcun risultato. Forse è il mio subconscio a impedirmelo. Sento le arcate dentarie strette all’inverosimile, l’una contro l’altra. Più mi sforzo di separarle e più i muscoli delle guance, irrigiditi, mi fanno male.
Il pensiero che in questo momento devo avere una faccia a dir poco ridicola mi induce ad aprire gli occhi.
Scorpius è ancora qui, davanti a me. In attesa.
Incateno il mio sguardo al suo. Iridi così chiare e brillanti, così loquaci.
I suoi occhi parlano più di quanto le sue labbra abbiano mai fatto. E’ singolare, ma gli altri non se ne sono mai accorti.
Continuo a guardarlo e il resto del mondo va via via scomparendo, senza che quasi me ne accorga.
Piton, la pozione...mia madre...
Ogni cosa sembra perdere importanza.
Perchè in quegli occhi grigi vedo riflessa solo me stessa.
La vera Rose Weasley. La posso vedere solo lì, nel suo sguardo.
Non davanti allo specchio, e nemmeno di fronte a tutte le altre persone, incluse quelle che mi stanno più a cuore.
E’ un legame che sta sotto la pelle, il nostro. Privo di falsità e cortesie.
Avverto i muscoli tesi in tutto il mio corpo rilassarsi gradualmente. Piego le labbra in una smorfia indefinibile mentre assaporo il silenzio che persiste tra noi.
Nessun “per favore” riecheggerà stanotte in questa soffitta.
E’ buffo, ma mi sento dannatamente bene. Oserei dire che sono incredibilmente di buonumore, a dispetto della catastrofe che mi attende tra poche ore.
Marcio decisa verso la porta. La spalanco verso l’esterno senza preoccuparmi del rumore che faccio e sollevo un braccio a mezz’aria, indicandogli di uscire.
“Cammina.” – gli intimo con voce estremamente ferma.
Non appena si sarà levato dalle scatole radunerò tutti gli ingredienti e farò un ultimo, disperato tentativo.
Scorpius mi si avvicina con calma, senza staccarmi gli occhi di dosso. Lo guardo perplessa mentre si arrotola una manica fin sopra il gomito, per poi fare lo stesso anche con l’altra.
Ancora una volta non ho idea di dove voglia andare a parare.
Ci saranno si e no dieci gradi qui dentro, e altrettanti in corridoio.
Resto immobile, la schiena appoggiata contro lo stipite.
Ancora un passo, e mi è nuovamente di fronte.
Mi aspetto che se ne vada senza nemmeno salutare, e invece si ferma qui, con me, sul pianerottolo.
Confusa, lo vedo allungare una mano e afferrare la maniglia, per poi richiudere la porta dietro di noi.
L’attimo dopo si sfila la fascetta che porta sempre al polso.
E’ un sottile bracciale di tessuto stampato in grigio e verde, con al centro lo stemma della squadra Serpeverde. Ogni giocatore di Qidditch della loro Casa ne possiede uno.
Risollevo lo sguardo su di lui e vedo che sorride. Per tutta risposta inarco un sopracciglio, stupita.
“Legati i capelli” – dice porgendomelo – “Non vogliamo che un tuo capello finisca per sbaglio nel calderone mandandoci all’aria la pozione, no?”



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