Once Upon a Time... (Anfimissi's Privated Forum)

COSMOPOLITAN by Owlpostagain, [Shot - Draco/Harry]
view post Posted on 21/4/2009, 13:46Quote
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"So, are you coming or going? Or coming and then going?
Or coming and staying?"
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COSMOPOLITAN






Nel numero di Settembre 2008 di Cosmopolitan c’era un articolo su come stimare la dimensione del “pacco” di un ragazzo senza essere notati. Suvvia...Seriamente…Come si potrebbe non avere voglia di scrivere qualcosa al riguardo?



DISCLAIMER: Questa storia non è stata scritta a scopo di lucro. I personaggi e l’ambientazione appartengono a J.K.Rowling e a vari editori tra i quali Bloomsbury Books, Scholastic Books and Raincoat Books, and Warner Bros., Inc.



La versione in lingua originale della storia la potete trovare a questo link.







I.

Avrebbe potuto giurare che Hermione Granger-Weasley ci stava provando con lui.

Era impossibile, lo sapeva, tuttavia…dal modo in cui i suoi occhi color cioccolato l’avevano esaminato fino a quel momento, Draco non poteva fare a meno di sentirsi come la preda di un predatore particolarmente pericoloso.

Naturalmente, era del tutto possibile che stesse davvero leggendo la nota legale sollevata di fronte a lei, gli occhi che scorrevano languidamente su e giù per la pagina, la testa piegata leggermente di lato come se contemplando la soluzione di un puzzle particolarmente interessante.

Ma ora – certamente, sicuramente – il famoso avvocato nonché focosa moglie del Capo Auror Ronald Weasley non stava – assolutamente no – fissando il suo inguine come un leone affamato.

Lo sguardo che tornava indietro alla parte superiore del documento, o alla parte superiore della sua giacca – non ne era del tutto sicuro – la brunetta incontrò improvvisamente i suoi occhi, un sorriso compiaciuto che persisteva nelle loro profondità marroni.

Quindi, con assoluta costernazione da parte di Draco, gli strizzò l’occhio.



II.

“Draco!”

Il biondo si voltò nella direzione del richiamo, individuando la figura della sua migliore amica che si affrettava verso di lui, infilando a casaccio una pergamena nell’ elegante borsetta mentre il ticchettio dei suoi tacchi risuonava lungo il corridoio.

“Caro” – tubò Pansy – “Non dimenticare i nostri programmi per la cena di stasera. Mi aspetto di vederti alle 7:30 in punto”.

Draco sospirò, annuendo a quello che doveva essere il decimo promemoria della giornata. Registrò appena il leggero “tsk” di disapprovazione che era sfuggito dalle labbra della vivace moretta, ma notò sicuramente come lei si lanciò in avanti, strappandogli un pezzo di lanugine dai pantaloni a meno di un centimetro di distanza dal suo cavallo.

“Davvero, non dovresti andare in giro con questi bellissimi pantaloni di lana pieni di pelucchi “ – lo rimproverò Pansy. Increspando le labbra rosso rubino gli mandò un bacio prima di veleggiare via senza problemi, lasciandosi dietro un Draco esterrefatto.





III.

Blaise Zabini, l’estroverso flagello gay dell’esistenza di Draco, non aveva – assolutamente no – appena afferrato Draco per il braccio, voltandolo di scatto, e fissato attentamente la parte anteriore dei suoi pantaloni.

“Io muoio per pantaloni di lana come questi” – soffiò Blaise, facendo scivolare le mani sulle cuciture del capo di abbigliamento incriminato. “Ho fatto una fatica tremenda per scovarne un paio decenti. Dov’è che hai trovato questi gioielli?”

Draco roteò gli occhi. Ma insomma, perché Blaise aveva anche solo tentato, si era anche solo sognato di pensare che Draco si sarebbe lasciato ingannare un solo secondo dai suoi chiari intenti?

“Zabini, per le mutande sporche di Merlino, finiscila di mangiarmi con gli occhi”

Blaise si limitò a ridacchiare, sbattendo le ciglia con fare civettuolo davanti allo sguardo accigliato di Draco.

“Ai tuoi ordini, zuccherino” – lo prese in giro. La mano stretta attorno all’avambraccio di Draco scivolò lungo tutta la lunghezza del suo braccio prima di lasciare la presa, soffermandosi brevemente a pizzicargli il sedere. Ridacchiando nuovamente, Blaise fece un gran sorriso di fronte all’espressione indignata di Draco e lasciò l’ufficio del biondo, ignorando la sequela di imprecazioni che seguirono.





IV.

Le porte dell’ascensore si chiusero senza intoppi e Draco non poté fare a meno di tirare un sospiro di sollievo. L’ascensore era deliziosamente, misericordiosamente vuoto, permettendo così al biondo di lasciarsi andare contro la parete e attendere che l’ascensore raggiungesse l’ingresso.

Ragione per la quale – naturalmente – le porte si aprirono di colpo con appena un minimo di preavviso, lasciando entrare – con orrore da parte di Draco – un’orda di persone. Maghi dall’aria esasperata e streghe dall’aspetto stanco si affrettarono all’interno, stringendosi nell’ascensore come tritoni in un barattolo.

Occhi argentei fulminarono senza pietà la testolina rossa schiacciata contro di lui, raddoppiando d’intensità quando scorsero una spolverata di lentiggini cosparse sugli zigomi.

Ginny Weasley inciampò, quasi fosse stata spinta dal corpulento mago sulla loro destra, premendosi ancora di più contro il torso di Draco. Entrambe le mani, una delle quali stringeva parecchie buste voluminose, si tesero in avanti nel tentativo di tenersi in piedi. Draco finse invece di ignorare la strega dai capelli rossi, levando al soffitto uno sguardo implorante.

Motivo per cui venne completamente colto di sorpresa quando la mano libera di Ginny andò a sfiorare la parte anteriore dei suoi pantaloni, ricalcando le cuciture della cerniera.

Appena in grado di trattenere un grido d’orrore, lo sguardo del mago si abbatté su due occhi nocciola che lo squadravano divertiti. Offeso, inorridito, turbato e palpato, Draco balzò fuori dall’ascensore non appena le porte si aprirono, ignorando l’espressione perplessa dei maghi che gli stavano intorno.





V.

Un paio di mani circondarono i fianchi di Draco, che si sentì spinto all’indietro, andando a sbattere contro il muro di mattoni alle sue spalle. Un corpo duro - decisamente maschile - lo schiacciò, inchiodandolo con decisione in quella posizione, trattenendogli le mani lungo i fianchi.

“C’è una specie di…scommessa…dalle parti del Ministero” – sussurrò una voce all’orecchio di Draco, solleticandogli i capelli biondi e la pelle del collo – “Alcune persone stanno facendo scommesse su di te.”

“S-su di me?” – balbettò Draco, gli occhi che cercavano di scrutare l’oscurità attorno a lui. Il perché quella sera aveva deciso di tornare a casa a piedi non lo avrebbe mai capito.

“Mmmmm” – convenne la voce – “Tutti fantasticano su di te, sul bellissimo Cenerentolo che non ha mai dormito con nessuno, in tutto il Ministero”

“Oh” – respirò Draco a malapena, sebbene non fosse del tutto sicuro del perché. Il corpo che lo imprigionava si scostò leggermente, mentre la mano sinistra del suo aggressore lasciava la presa sul suo polso.

“Oh si.” – Al leggero soffio gli occhi di Draco si chiusero di colpo – “Tutti vogliono sapere quanto sono ben dotati gli uomini Malfoy”

Draco soffocò un gemito nell’attimo in cui la mano dell’altro uomo sfiorò la sua coscia, risalendo verso la vita dei suoi pantaloni.

“Ginny ha puntato su di un’astuta palpata, Blaise ha affermato che poteva indovinare anche solo guardando…” – le labbra dell’uomo scivolarono dolcemente sulla pelle di Draco, declamando le parole lungo il suo collo.

“Io ho detto loro che ti avrei misurato con la mia bocca”





VI.

Draco si accomodò sulla sedia della scrivania con un piccolo sospiro, guardandosi intorno nel suo ufficio con aria annoiata.

Andando a lavoro quella mattina aveva osservato con occhi leggermente stretti come al suo passaggio un gruppo di colleghi si era radunato attorno a un certo Harry Potter, ognuno dei quali aveva lasciato cadere diversi galeoni nella sua mano aperta, e ora non riusciva proprio a spiegarsi il perché di quella sensazione alla bocca dello stomaco.

La porta si spalancò con un lieve sibilo d’aria e Draco alzò lo sguardo, inarcando un sopracciglio davanti alla figura che stava sulla soglia. Potter entrò a grandi passi nel suo ufficio, con uno strano bagliore in quegli occhi verde smeraldo, fermandosi solo quando fu accanto alla scrivania di Draco, appoggiandosi distrattamente contro la superficie lucida, il ginocchio che sfiorava la coscia del biondo.

“Ti ho visto incassare le tue vincite questa mattina” – commentò Draco con noncuranza, gettando uno sguardo che sperava sembrasse disinteressato alla splendida figura che gli stava di fronte – “Congratulazioni.”

“Grazie.”

Potter sorrise compiaciuto, e Draco dovette reprimere l’impulso di colpirlo.

“Non mi chiedi cosa ho intenzione di farci con tutti quei soldi?”

“Illuminami, Potter” – frecciò Draco seccato – “Che cosa hai intenzione di farci con la tua ritrovata ricchezza?”

Potter si piegò in avanti, appoggiando le sue mani sui braccioli della sedia di Draco. I suoi occhi scivolarono verso il basso, e Draco si ricordò del succhiotto nascosto appena sotto il suo colletto, esattamente dove quegli occhi verdi stavano guardando.

“Ho intenzione di portarti fuori a cena” – sussurrò Potter, il suo respiro che aleggiava sulle labbra inspiegabilmente schiuse di Draco – “Dopodiché ho intenzione di ringraziarti in modo appropriato.”

E dal momento in cui Draco si ritrovò volentieri – oh, più che volentieri – a sciogliersi nel bacio di Potter che fece seguito, decise che dopotutto non era veramente, non del tutto, contrario all’idea di Potter.

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