CAPITOLO 3Può sembrare una bazzecola, ma riuscire a centrare l’ingresso della Sala Grande non è la banalità che può sembrare a prima vista. Specialmente se le palpebre non vogliono saperne di stare su e i piedi fanno di tutto per incespicare ogni tre passi.
Mi sento uno straccio.
Se sono scesa a fare colazione è solo perché il brontolio di protesta del mio stomaco era così forte da non permettermi di dormire a oltranza.
Avanzo distrattamente verso il tavolo di Corvonero, e non mi stupisco degli sguardi perplessi dei miei compagni. Mi sono vista allo specchio stamattina: ho gli occhi arrossati dalla stanchezza e due occhiaie che farebbero rabbrividire anche uno Schiopodo Sparacoda.
Mi siedo al mio solito posto e subito un braccio mi circonda le spalle. Stuart Bannister, il mio ragazzo, reclama il bacio del mattino.
Lo stomaco sceglie il momento meno opportuno per farsi nuovamente sentire, ma stavolta decido di ignorarlo. Baciare Stuart è decisamente meglio di qualsiasi marmellata fatta in casa o fetta di pane appena tostata.
Le nostre labbra si separano troppo presto per i miei gusti, sento il suo sguardo attento su di me mentre mi scosta una ciocca di capelli dal viso.
“Hai un’aria strana, Rose. Tutto bene?” – mi chiede con una punta di preoccupazione.
“Sono solo stanca” – minimizzo – “Stanotte non ho dormito”
Quell’imbecille di Todd Wessell, seduto davanti a noi, fraintende le mie parole. Strizza l’occhio a Stuart mentre sogghigna – “Vergogna, Stu. Non vedi che la povera ragazza, qui, è sfinita? Lasciala dormire almeno un paio d’ore a notte, che diamine…” – Poi ride di nuovo.
“Ho avuto da fare” – preciso seccata, fulminandolo con lo sguardo – “E comunque non sono affari tuoi”
Wessell si tappa la bocca mentre Stuart si gira verso di me e con il tono più neutro della terra mi chiede – “Avrai da fare anche stasera?”
Incrocio il suo sguardo, sondandolo a fondo in cerca della minima traccia di rimprovero. I suoi occhi verdi sono limpidi come sempre.
“No” – rispondo pacata – “Perchè?”
“Tua cugina mi ha detto che stasera danno una festa” – spiega, prima di addentare una fetta di pane abbondantemente cosparsa di burro e marmellata – “Potremmo farci un salto”
Automaticamente i miei occhi cercano la chioma bruna di Lily, seduta due tavoli più in là. C’è da dire che a Grifondoro trovano sempre mille motivi per festeggiare. E quando non li trovano, se li inventano.
Ma alla fine, ho forse di meglio da fare?
“Non vedo perché no. A che ora inizia?” – chiedo, sbocconcellando un muffin al cioccolato ancora caldo. In realtà non sono mai arrivata puntuale a una festa in vita mia, e di proposito – ci tengo a sottolineare, - quindi penso proprio che anche stavolta posticiperò il mio ingresso di un paio d’ore buone.
“Alle otto” – Vedo la bocca di Stuart piegarsi in una smorfia – “Io arriverò più tardi, prima ho l’allenamento”
“L’allenamento? Di sera?” – domando perplessa.
Lui si stringe nelle spalle – “Il campo da Quidditch è già stato prenotato per tutto il pomeriggio dai Serpeverde. Considerato che mancano due giorni alla partita, non c’è troppo da fare i difficili…O così, o niente.”
“Capisco” – replico a mia volta, con il chiaro intento di non farne una tragedia - “Se preferisci, posso aspettarti”
Lui scuote la testa e appoggia la mano sulla mia gamba, poco al di sopra dell’orlo della gonna, in un gesto decisamente abituale – “Non c’è problema. Tu va’ avanti, io farò una doccia rapida e ti raggiungerò il prima possibile”
L’immagine di lui nudo in una doccia mi provoca un fremito di eccitazione. E’ uno schianto, questo lo sanno tutti. E io potrei tranquillamente aggiungere che senza vestiti è anche meglio. Sto per ribattere che no, preferisco davvero aspettarlo, e magari approfittarne per infilarmi sotto il getto d’acqua calda con lui, quando vedo i suoi occhi spostarsi verso il basso, appena sotto il mio naso, e il sorriso farsi più accentuato – “Hai una goccia di cioccolato proprio qui” – afferma, e così dicendo sfiora delicatamente il punto indicato con un indice.
Mi sta stuzzicando, è evidente.
E mi conosce abbastanza da sapere che io non mi tiro mai indietro.
Afferro il suo dito prima che lo possa pulire nel tovagliolo e me lo porto alle labbra.
Indugio più del dovuto sulla punta del polpastrello, per poi premere ulteriormente le labbra socchiuse contro la sua pelle.
“Ragazzi, per favore…io starei cercando di mangiare” – si schiarisce la voce Todd.
Stuart si tira lentamente indietro, lasciando scivolare la mano al suo solito posto, sulla mia gamba coperta dalla morbida uniforme.
Sposto lo sguardo su Wessell e sorrido dell’imbarazzo del nostro compagno. Fondamentalmente è simpatico, solo dovrebbe forse evitare di fare il gradasso con battute allusive se poi arrossisce come una mammola davanti a un semplice bacio.
Allungo il braccio e cerco inutilmente di afferrare la brocca di porcellana bianca – “Todd, renditi utile” – gli dico, accompagnando le parole con un cenno della testa – “Passami il succo di zucca”
Me ne versa un bicchiere, poi ne riempie uno anche per sé.
Ancora una fetta di pane e marmellata e potrò dichiararmi soddisfatta. Coltello alla mano, inizio a spalmare la densa confettura sulla superficie bruciacchiata.
“E quello cos’è?”
“Quello cosa?” – chiedo distrattamente, senza voltarmi.
“Quello” – ripete Stuart con voce ferma, e a questo punto mi costringo a guardarlo.
Seguo il suo sguardo e mi ritrovo a fissare il mio polso. La manica del maglioncino si è sollevata di un poco, e il braccialetto di raso è ora in bella vista.
L’ho levato dai capelli stamattina, per pettinarmi, e me lo sono infilato al polso con l’idea di restituirlo al legittimo proprietario alla prima occasione.
“Un pezzo di stoffa” – affermo con voce incolore.
“Verde e argento” – sottolinea lui, stringato.
Mi pare inutile annuire, così come rimarcare a mia volta ciò che è già piuttosto evidente.
Non amo girare intorno alle cose. Non ho mai avuto motivo di farlo.
“E’ di Scorpius” – mi limito a dire, e questo per come la vedo io spiega di per sé ogni cosa.
Lo sento trarre un respiro profondo.
Forse a questo punto vorrebbe chiedermi cosa ho fatto di preciso stanotte, e perché quel braccialetto che ieri non c’era oggi è legato attorno al mio polso, ma si trattiene.
Perché sa benissimo come la penso al riguardo.
C’è una sola cosa che non sono disposta a mettere in discussione. Con nessuno.
Ed è il mio rapporto con Scorpius Malfoy.
Non si tocca, semplicemente. Nessuna critica, lamentela, annotazione o che altro.
E’ una regola non scritta. Una condizione a volte difficile con cui convivere, sono d’accordo.
Ma fa parte di me, di quella che sono.
Stuart lo ha sempre saputo, fin dall’inizio. E a suo dire, andava bene così.
Ecco perché non mi chiederà nulla, anche se ho la netta sensazione che di recente il suo più grande desiderio sia quello di vedere il mio migliore amico spedito in un altro continente, o perché no, addirittura su un altro pianeta.
Tace per un paio di minuti, poi se ne esce con una considerazione davvero inaspettata - “Sembrerà un po’ un controsenso, se tiferai dagli spalti di Corvonero”
Ora si attacca pure alla partita? E’ una scusa davvero pietosa.
Merlino, possibile che si debba tirare in piedi tutto questo casino per uno stupido braccialetto?
“Non vedo perché dovrebbe” – ribatto con fare seccato – “Per allora non ce l’avrò più”
Che poi è la pura verità.
Scorpius ci tiene molto a quest’affare. Già solo per questo glielo avrei comunque restituito alla prima occasione.
Non mi sembra un concetto tanto difficile. Possibile che Stuart non capisca?
Ad ogni modo, sembra che la mia risposta gli abbia rimesso l’animo in pace. E’ pur sempre qualcosa.
I successivi quindici minuti trascorrono abbastanza velocemente, con lui e Todd che chiacchierano a proposito della tanto attesa partita. Io cerco di mostrarmi interessata per…diciamo i primi sessanta secondi, ma i dettagli di strategie, mosse d’attacco e schemi di difesa non sono sinceramente al centro dei miei pensieri.
Mentre loro continuano a parlottare sottovoce come se stessero pianificando un attacco nucleare, io finisco per guardarmi distrattamente attorno.
Vedo Lily bisticciare animatamente con Flora Peabody, la sua compagna di stanza. Quelle due proprio non si possono soffrire, è veramente una sfiga che siano costretta alla convivenza forzata.
Il tavolo di Serpeverde appare relativamente tranquillo. Passo in rassegna le varie capigliature per fermarmi infine sulla chioma bionda di mio interesse. Scorpius è di profilo, seduto a cavallo della panca, e parla con una morettina che non credo di conoscere.
Il suo volto non mostra il minimo segno di stanchezza, nonostante abbia passato la notte insonne come la sottoscritta. E’ fondamentalmente ingiusto, perché a rigor di logica sulla sua pelle candida le occhiaie dovrebbero spiccare con maggior risalto.
Ma del resto, dopo anni che lo conosco dovrei ormai sapere che la natura sembra aver riservato per lui un trattamento speciale.
Mi trastullo con altri futili pensieri sui miei compagni – e in parte anche sui professori – fino a che non è ora di andare a lezione. La Sala Grande inizia lentamente a svuotarsi, ma io non ho fretta.
Si prospetta una lunga e indubbiamente intensa giornata, prendersela con calma almeno a colazione mi sembra il minimo che devo a me stessa.
E’ solo quando più della metà degli studenti se ne sono già andati che mi giro verso Stuart e con un sospiro rassegnato esalo la solita e triste parola – “Andiamo?”
Lui annuisce, così come Todd, che inizia a raccogliere le sue cose.
“Che brutta faccia, Weasley…”
Stuart si irrigidisce all’istante, mentre io mi volto lentamente in direzione di quella voce che conosco così bene.
Scorpius si è fermato davanti al nostro tavolo, e osserva divertito il mio viso stravolto.
“Non possiamo essere tutti affascinanti come te” – rispondo serafica, prima di occhieggiare verso la moretta con cui chiacchierava poco prima, ora presa a conversare con un’altra Serpeverde – “Nuova conquista?”
Lui ride di gusto - “Chissà…” – replica divertito.
Al contrario, il mio ragazzo sembra essere diventato una statua di marmo. Non credo gli vadano molto a genio le nostre battutine, ma questo è soltanto un suo problema.
All’improvviso mi ricordo dell’oggetto che ha scatenato tante polemiche fino a pochi minuti fa. Non voglio che Stuart pensi che lo faccio apposta per accontentarlo, ma la verità è che questo è un momento buono come un altro.
“Ti ho riportato il tuo nastro portafortuna” – dico a Scorpius, mentre sollevo la manica e faccio per sfilare il braccialetto.
L’attimo dopo la sua mano allontana con delicatezza le mie dita dal lembo di stoffa. Sollevo gli occhi, incrociando il suo sguardo.
E a quel punto poco mi importa che Stuart, sempre immobile al mio fianco, stia ribollendo di rabbia, pronto a dare in escandescenza da un momento all’altro.
Per un lungo istante le parole sembrano superflue. I nostri occhi dicono tutto.
Quelli di Scorpius sono per metà seri e per metà divertiti. E’ sincero – come sempre del resto, con me – ma sta anche tramando qualcosa.
“Tienilo tu” – se ne esce tranquillo l’attimo dopo, piegando poi le labbra in quel ghigno famoso ad Hogwarts fin dai tempi di suo padre – “Ci ho riflettuto, sai, e dopo la scorsa notte sono arrivato alla conclusione che sta meglio addosso a te”
Non dice altro, nemmeno saluta.
E mentre lo guardo allontanarsi verso la porta, non posso fare a meno di pensare due cose.
Uno, non riesco davvero a capire perché questa cosa mi abbia fatto così piacere.
E due… delle volte Scorpius Malfoy è proprio un gran bastardo.
Edited by anfimissi - 1/7/2009, 10:50

ANFIMISSI'S PRIVATED FORUM 